lunedì, 29 giugno 2009

PAURA

paura
Si possono instaurare rapporti superficiali, che non spaventano e non coinvolgono emotivamente. Ma entrare in relazione intima con qualcuno suscita paura. Per relazione intima non si intende necessariamente una relazione sessuale. È possibile un rapporto fisico senza coinvolgimento emotivo. Scoprirsi e mostrare se stessi all’altro fa molta paura e spinge ad indossare maschere. La perdita della spontaneità suscita dolore nell’individuo che si sente poco autentico e talvolta spersonalizzato. Nello sviluppo si imparano comportamenti adattivi che permettono di sopravvivere, si indossano maschere all’occorrenza utili a farsi accettare. Il compiacimento cela un profondo bisogno di approvazione. Vi è la convinzione distorta che se non ci si assoggetta al volere dell’altro, se non si dice sempre sì, l’altro ci abbandonerà e non riceveremo più amore. Quando c’è una forte insicurezza e scarsa autostima la persona mette in costante dubbio il proprio valore, e cerca conferma e riconoscimento nell’altro. Mi approvi ergo sum, se tu mi riconosci allora esisto. Le persone che dipendono dall’approvazione altrui temono di restare sole, hanno paura che ci sia qualcosa di sbagliato in loro, e fanno di tutto per compiacere e farsi ben volere, pagando un prezzo altissimo: la rinuncia a essere se stessi. Alla lunga la paura ha il sopravvento, l’individuo è perennemente insoddisfatto, sente di non potersi mai lasciare andare, obbedisce ad un imperativo categorico severo e rigido che impone regole, sancisce protocolli comportamentali finalizzati a essere ben accetti, lodati, amati. L’idea di fondo irrazionale è che se egli si farà vedere per ciò che è veramente verrà sicuramente disapprovato e di conseguenza abbandonato. La forma pensiero più frequente è “ E SE POI...?” La paura di giocarsela tutta nella relazione porterà la persona a rinunciare a entrare in relazione, o a subire l’altro e le scelte altrui. Pena il sentirsi in colpa se non lo fa. Spesso c’è vergogna per come si è o meglio si pensa di essere, poiché fondamentalmente chi è vittima della paura, crede di valere ben poco. Da un lato c’è un bisogno estremo di sentirsi amati e rassicurati. D’altra parte c’è anche la paura di essere amati. Si è convinti di non meritare amore.
Ameya G. Canovi
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categorie: paura, problemi nella relazione
sabato, 20 giugno 2009

FLUIRE

fiume2

 

Amèlie Poulain
Vivere implica avere obiettivi e mete da raggiungere. E nello stesso tempo si possono incontrare ostacoli, avversità. Non sempre la vita segue il corso che vorremmo. Sogni, piani, desideri correlano i pensieri. Volontà, dedizione aiutano a realizzare piani prefissati, creano motivazioni, spingono ad agire, evolvere, crescere. La vita tuttavia segue corsi imprevisti, che a volte non combaciano con quanto fortissimamente agognato. A quel punto l’individuo deve misurarsi con la frustrazione di non riuscire ad ottenere quanto paventato. È nella prima infanzia che si apprende a tollerare il no. Melanie Klein (1955) riconosce nel bambino la capacità di imparare a discernere il seno buono, il latte, il cibo, il sì, dal seno cattivo, il non-cibo. Piano piano il bambino apprende che la stessa madre può essere buona, il latte, o cattiva, il ritardare il dono dell’allattamento. In quest’attesa Bion (1966) individua la nascita del pensiero, e la trasformazione dell’attesa frustrante in accettazione che ci possano essere dei no, i da lì imparare a auto-contenersi anche quando ciò che si vuole, non c’è. La maturità raggiunta porta all’accettazione che il fiume possa prendere un corso differente, e la consapevolezza che non serve opporsi. Il corso del fiume della vita non può essere dirottato a piacimento, o addirittura invertito. Può solo essere navigato. La navigazione diventa a volte difficile, ostica, scomoda. Nelle relazioni affettive spesso si reclama un decorso che non soddisfa le attese. Si inizia a chiedere all’altro di cambiare, se egli non lo fa, lo si colpevolizza, fino ad arrivare alla pretesa che l’altro scorra come un fiume che vorremmo noi. Rabbia e frustrazione se non lo fa portano ad una escalation emotiva di richieste, vittimismi, colpe che non solo non faranno deviare il fiume verso chi fa richieste, ma lo porteranno ancora più lontano. Non è ‘sgridando’ il partner che egli avrà voglia di restare accanto a chi reclama. Non è cercando di invertire il corso del fiume che il partner diventerà come voluto. Gli sforzi anzi saranno vani, frustranti. Chi non riesce a fluire con il corso delle cose diventerà lamentoso, rancoroso ma non otterrà l’amore o i cambiamenti affettivi che richiede. Li allontanerà ancora di più. Solo chi riesce ad assecondare e fluire con il fiume navigherà con la corrente, accettando ogni momento quanto si incontra. Gli scogli e le rade vanno previsti e accolti, non è possibile stare nel fiume della vita senza accettare che vi sia un movimento continuo che non dipende dalla volontà del singolo. L’individuo può solo fluire con l’esistenza, amorevolmente accettando quanto incontra. Cercando di trarre quanti più insegnamenti possibili, anche in acque tempestose.
Ameya G. Canovi
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categorie: accettazione, relazioni affettive
martedì, 09 giugno 2009

RISPETTARE I CONFINI

confini

Chi soffre di dipendenza affettiva ha difficoltà a far rispettare i propri confini, e a riconoscere i confini dell’altro. Il dipendente affettivo vuole. Non è mai sazio di attenzioni e conferme dall’altro. E per averle è disposto a lasciare invadere i propri spazi, di cui spesso non è nemmeno consapevole. D’altra parte essendo egli fortemente bisognoso, antepone le proprie esigenze, che vive come urgenti, e si dimentica di osservare il bisogno altrui. In apparenza il dipendente affettivo è disponibile, sembra ‘amare’ a dismisura, si sacrifica e si immola sull’altare dell’altro. In realtà lo fa per se stesso, per avere amore in cambio. La distorsione relazionale è avvenuta nella fase dello sviluppo affettivo. Le figure genitoriali, a loro volta, probabilmente avevano una modalità fagocitante e/o trascurante. Le famiglie dei dipendenti affettivi sembrano spesso essere invischianti, le madri tendono a soffocare i figli. I padri assenti, evitanti, distanti emotivamente. Entrambi i genitori però non hanno una modalità affettiva rassicurante e rispettosa del bambino che si vede così o inghiottito o si sente invisibile e per farsi vedere sviluppa una personalità estremamente bisognosa e pretenziosa. In entrambi casi egli recepisce il messaggio di non essere autenticamente visto e considerato.  Le madri, magari in nome di un amore sviscerato e quasi morboso, non rispettano gli spazi esistenziali dei figli, sovrapponendosi ai loro bisogni, non riconoscendoli. Chi ha una dipendenza affettiva tende a manipolare l’altro. Lo vuole forgiare secondo i propri bisogni, e facendo questo non lo vede, né lo rispetta. È un tentativo riparatore, quasi disperato, di aggiustare uno schema affettivo deficitario. E, d’altra parte, si ripropone inconsciamente il modello appreso in famiglia. Nella relazione quindi non ci sarà l’equilibrio IO-TU, ma esso verrà compromessa da quanto vissuto nelle relazioni primarie. Essendo mancata la consapevolezza di chi si è, l’apprendimento a soddisfare autonomamente i propri bisogni, in questo tipo di relazione c’è un continuo spostare l’attenzione sull’altro, in termini di cosa fa o non fa, cosa dà o quanto soddisfa. Si ha spesso in mano una calcolatrice affettiva, si chiede all’altro attenzione, almeno uno ‘zuccherino’, si diventa mendicanti o esattori delle tasse, perdendo di vista l’altro e le sue difficoltà affettive che a sua volta sicuramente ha. C’è una continua richiesta e pretesa di risarcimento di un amore vero e rispettoso mai ricevuto e mai imparato. E di conseguenza si invade l’altro e ci si lascia invadere, persi totalmente nel dare soffocante per avere in cambio amore e considerazione, o nel bisogno e nella convinzione che sia l’altro a doversi fare carico della propria esigenza. Entrambi gli imprigionati in questa danza relazionale saranno infelici e accuseranno l’altro di non capire. Tutti e due si sentiranno insoddisfatti, l’uno sentendosi di dare troppo e non venire riconosciuto, l’altro sentendosi prosciugare da richieste e colpevolizzazioni di non dare abbastanza. Ognuno può solo sanare se stesso, attraverso la presa di coscienza che nessuno può salvare, sostituirsi, riempire un altro. Ma solo l’amore proprio che nasce dal profondo può portare a una condivisione vera di sé, dove c’è un rispetto vero di se stessi e dell’altro come essere totale e perfetto così com’è, senza volere aggiustarlo e modificarlo secondo le personali esigenze egoiche, e senza dover invadere o lasciare invadere i propri confini.
Ameya G. Canovi
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categorie: psicologia, dipendenza affettiva, relazioni affettive, invadere i confini dellaltro
mercoledì, 03 giugno 2009

LETTERA A IRENE

ire1bis

Cara Irene, oggi hai 18 anni.
Se volo indietro, rivivo e ricordo tutto. Mi sembra impossibile. E’ passato, questo tempo, in un soffio. Se guardo la donna che sei, mi emoziono. Per fortuna riesco a rivedere dentro di te la stessa espressione seria e concentrata di quando eri piccola. Precoce, silenziosa, garbata. L’aria di chi è intento a pensare, e pensa bene. La tua intelligenza e la tua bellezza ci hanno sempre un po’ quasi intimoriti, stupiti.
Questo tempo è passato in un soffio. E sono fiera di chi sei ora. Ma se rallento le immagini riesco a dividere ogni tappa, ogni conquista e i fotogrammi si stagliano nitidi nella memoria. Eccoli, ritornano precisi. Riesco a risentire le tue prime risate, rivedo i tuoi primi passi sicuri. Le prime parole lette, il morbillo, il primo giorno di scuola. Le trecce, lo scamiciato di jeans, le Barbie.
Questo tempo è passato in un soffio. E’ stato un soffio bellissimo. Lungo, emozionante viaggio.
Questo tempo è stato pieno di cose, intensità, a volte incertezze (poche), e paure (alcune), felicità (quanta!), risate (tantissime), lacrime (a volte), fierezza di te (molta) e amore (sempre).
Questo tempo è stato bello, bellissimo. Lo rivorrei tutto. Vorrei poter riavvolgere il nastro e riviverlo. Tutto, ogni attimo, rivederlo ancora, tutte le volte. Spero di conservarlo nella memoria, fino a quando l’avrò.
Questo tempo ne ha generato un altro, il qui e adesso.
E soprattutto questo tempo ne genererà uno futuro, pieno e bello e ricco.
Questo tempo è ora un passaggio, un rituale che nella tribù in cui viviamo segna, scandisce e dà il tempo per altri raccolti. Apre porte e porta responsabilità, nuove regole, nuovi doveri, poche scappatoie, nuova libertà.
Usala bene.
Questo tempo crea un gioco nuovo. Il gioco dell’essere ‘grandi’. Come si gioca non lo so bene nemmeno io, so a che a volte, anche quando lo si vorrebbe, non si può più dare la colpa ai ‘grandi’, perché ci si è in mezzo. So che talvolta si vorrebbe tornare piccoli, quando tutto era caldo e morbido. Da ‘grandi’ invece ogni tanto si sente freddo, piove e non si sa bene dove andare. Ho imparato che quando piove forte, proprio forte, il posto più utile in cui andare è dentro di te. E lì avere il coraggio di stare. Se sarai capace di stare con te stessa, senza volere fuggire altrove, nessuna pioggia sarà scomoda.
Vorrei poterti fare il regalo più bello del mondo : la consapevolezza. Altro non è che la presenza a se stessi. Sono stata altrove in molti momenti della mia vita. E lo rimpiango. Vorrei regalarti la facoltà di esserci sempre per te. E il sapere prenderti cura di te stessa.
Apprezzati e incantati di te. Io ti apprezzo e mi incanto di te. Sii presente. Ma la presenza, come dice qualcuno, è una conquista. Credo che questa sia la mia paura quando discutiamo, che tu ti dimentichi di essere presente. Dimentico che è una conquista.
Questo tempo ha portato Irene a essere un essere emozionante, intenso.
Questo tempo è stato una prova, ora si va in scena.
Ora tocca a te. D’ora in poi sarai l’unica protagonista.
Io ci sarò sempre, magari dietro le quinte. Ma sarò lì con te.
Spero che il tuo tempo ti porti risate e riflessioni, sicurezze e fiducia, cose buone da mettere in scena.
Questo tempo è stato il più bello della mia vita.
Il tempo che verrà ce lo racconteremo dentro ai cuori, nell’amore che c'è.
Sii felice di te tesoro, sono felice di te.
Ti voglio bene.Un bene immenso, che a raccontarlo tutto, qui, non ci starebbe.
Buon compleanno.
Ameya, mamma.
 
 
 
postato da: ameya alle ore 23:45 | link | commenti (36) / commenti (36) (pop-up)
categorie: amore, lettere, consapevolezza, figli, amore per se stessi
martedì, 26 maggio 2009

TEST SULLA DIPENDENZA AFFETTIVA

 

LOVE ADDICTION

AddictedToLove 

 
TEST SULLA DIPENDENZA AFFETTIVA
 
AMEYA GABRIELLA CANOVI
 
SPECIALIZZANDA IN PSICOLOGIA CLINICA
 
UNIVERSITA’ DI PARMA
 
LABORATORIO SULLA MISURAZIONE DEL SENSO DI SOLITUDINE
 
 
RISPONDI ALLE SEGUENTI DOMANDE UTILIZZANDO LA SEGUENTE SCALA
 
 
 
PUNTEGGIO
MAI 1 punto
RARAMENTE 2 punti
QUALCHE VOLTA 3 punti
SPESSO 4 punti
SEMPRE 5 punti
 
 
 
  1. MI SENTO SOLO OGNI VOLTA CHE IL MIO PARTNER NON E’ CON ME
  2. HO BISOGNO DI CONTINUE CONFERME DELL’AFFETTO DEL PARTNER
  3. INTERPRETO LE PAROLE ALLA RICERCA DI SEGNI O SEGNALI CHE IL PARTNER NON MI VUOLE CON SE’
  4. FARE LE COSE SENZA DI LUI/LEI NON MI SUSCITA INTERESSE
  5. QUANDO NON SONO CON LUI/LEI, CONTROLLO IN CONTINUAZIONE IL CELLULARE O L’EMAIL, PER VEDERE SE MI HA SCRITTO
  6. ANALIZZO OGNI SUA FRASE ALLA RICERCA DI SEGNALI CHE MI VUOLE BENE
  7. SOFFRO MOLTO QUANDO IL PARTNER MI DIMOSTRA DI VOLER FARE COSE SENZA DI ME
  8. MI SENTO ESCLUSO/A DALLA VITA DEL PARTNER SE NON MI RENDE PARTECIPE DI OGNI SETTORE DELLA SUA VITA
  9. DIVENTO PUNITIVO/A E COLPEVOLIZZANTE SE IL PARTNER MANIFESTA LA VOLONTA’ DI STARE SOLO
  10. NON SONO INTERESSATO/A  A FARE LE COSE DA SOLO/A
  11. SE IL PARTNER NON MI CERCA, TELEFONA, SCRIVE ENTRO I TEMPI SOLITI HO MANIFESTAZIONI FISICHE DI MALESSERE ( TREMORE, ANSIA, PALPITAZIONI, ANGOSCIA), E INIZIO/A A PENSARE CHE MI ABBANDONERA’, E IO RESTERO’ SOLO.
  12. IL SENSO DELLA MIA VITA E’ LUI/LEI
  13. VOGLIO, MI ASPETTO E PRETENDO CHE LUI/LEI SI PRENDA CURA DI ME
  14. NON CAPISCO COME IL MIO PARTNER POSSA VOLERE FARE COSE DA SOLO/A E MI SENTO ESCLUSO/A DALLA SUA VITA SE NON MI COINVOLGE
  15. PENSO CHE SE SOLO LUI /LEI MI AMASSE DAVVERO NON SI COMPORTEREBBE COSì
  16. VOGLIO ESSERE CAPITO/A DAL MIO PARTNER, E SE NON MI SENTO CAPITO/A MI SENTO ABBANDONATA E NON SOSTENUTO/A
  17. SONO DISPOSTA A TUTTO PUR DI MANTENERE IL SUO AFFETTO
  18. SPESSO IL MIO PARTNER SI SENTE INFASTIDITO, MI FA CAPIRE CHE SONO SOFFOCANTE E CONTROLLANTE, MA LO FACCIO QUANDO MI ESCLUDE
  19. QUANDO SONO SOLO/A MI SENTO TRISTE
  20. VEDERE QUALCUNO CHE MANGIA AL RISTORANTE DA SOLO/A MI METTE A DISAGIO
  21. MI SENTO SEMPRE INSICURO/A
  22. HO PAURA DI ESSERE INADEGUATO/A
  23. MI SENTO SBAGLIATO/A
  24. SENTO CHE QUALCOSA IN ME NON VA E SE IL MIO PARTNER SE NE ACCORGE MI ABBANDONERA’ SENZ’ALTRO
  25. SENTO DI NON ESSERE DEGNO/ DI AMORE
  26. LE ATTENZIONI DEL PARTNER NON MI BASTANO MAI
  27. E’ SEMPRE IL MIO PARTNER A DECIDERE QUANDO VEDERCI
  28. PASSEREI TUTTO IL MIO TEMPO CON IL MIO PARTNER
  29. LUI/ LEI CONTA PIU’ DI ME
  30. HO BISOGNO DI AVERE SEMPRE SOTT’OCCHIO IL MIO PARTNER PER SENTIRMI TRANQUILLO/A
  31. MI SENTO SEMPRE INSODDISFATTO/A COME SE LA VITA FOSSE IN DEBITO CON ME
  32. MI ASPETTO CHE LA SODDISFAZIONE ARRIVI DALL’ESTERNO E SE NON ARRIVA MI LAMENTO E MI SENTO INFELICE
  33. VEDO SEMPRE IL BICCHIERE MEZZO VUOTO
  34. HO BISOGNO IN CONTINUAZIONE DI ESSERE RASSICURATA, SUL MIO ASPETTO FISICO, SUL MIO VALORE
  35. FACCIO FATICA A RICONOSCERE LE COSE POSITIVE ANCHE QUANDO CI SONO

totale  175     livello massimo
           35    livello minimo
I fattori intermedi si riferiscono ai livelli medi
 
 
 
COSTRUTTI MISURATI
 
1.INCAPACITA’ DI STARE SOLI
 
2. NECESSITA’ CONTINUA DI SOSTEGNO/CONFERMA DEL PARTNER
 
3.BASSA STIMA DI SE’
 
PRECISAZIONE PER IL LETTORE
 
IL SEGUENTE TEST NON E’ DIAGNOSTICO, INDICA SOLO UNA TENDENZA DA UNO A CENTO QUANTO L’INDIVIDUO POTREBBE ESSERE TENDENZIALMENTE PORTATO A SVILUPPARE UNA DIPENDENZA AFFETTIVA O UNA MODALITA’ RELAZIONALE IMPRONTATA SUL BISOGNO E SULLA MANCANZA DI AUTONOMIA. LO SCOPO QUI NON E’ ANALIZZARE O TANTOMENO GIUDICARE UN COMPORTAMENTO, PIUTTOSTO OFFRIRE UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE.
 
Ameya
 
 
 
 
 
 
 
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categorie: psicologia, love addiction, test sulla dipendenza affettiva
mercoledì, 20 maggio 2009

INTERVISTA RADIOFONICA SULLE DIPENDENZE AFFETTIVE

radionova

Ameya Canovi negli studi di Radionova con il giornalista Gabriele Arlotti

Per i lettori affezionati di questo blog

è possibile ascoltare

o scaricare il podcast

di un'intervista radiofonica

 ad Ameya Canovi

sul tema qui dibattuto

LE DIPENDENZE AFFETTIVE

sul link

http://redacon.radionova.it/leggi_news.php?id=9851&origin=H&ogg=notizie

(in alto a sinistra della pagina collegata c'è il buffer scaricabile della radio )

GRAZIE A TUTTI I LETTORI DI QUESTO BLOG PER LA PRESENZA E L'AFFETTO.

 TUTTO QUELLO CHE QUI SI DICE E SI SCOPRE E' COSTRUITO INSIEME AD OGNUNO CHE

PASSA E LASCIA IL SUO CONTRIBUTO.

ANCHE SILENZIOSO.

RESTA UNA TRACCIA DEGLI OCCHI CHE QUI SI POSANO ATTENTI O DISTRATTI,

PASSANTI...PRESENTI.

AMEYA

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categorie: eventi, comunicazioni ai lettori

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